Piccola riflessione di inizio anno. Tempo fa un'illustratrice mi disse che in un determinato disegno (solo in quello a quanto ne so) le avevo copiato il modo di disegnare i bambini che lei disegnava a quel modo dagli anni '80. Sono cose che possono capitare quando si disegna in maniera stilizzata e le differenze che vedo io, qualcun altro magari non le riesce a cogliere. In ogni caso mi scusai dicendo che la cosa non era assolutamente voluta. Questa vicenda però mi fece riflettere molto e mi fa riflettere tutt'ora. Probabilmente tra 10 anni disegnerò in maniera diversa da adesso e ciò che facevo 10 anni fa, ora mi assomiglia poco e quel bambino disegnato un paio di anni fa sarà solo uno dei tanti, diverso da quelli di adesso, diverso da quelli che disegnerò in futuro. E diversi tra loro perché i bambini non sono tutti uguali.
Fabian Negrin dice che lo stile è la morte dell'illustratore e credo abbia ragione… lo stile è un nascondiglio, un illustratore deve imparare ad andare oltre ai propri limiti, disegnare per trent'anni allo stesso modo è, se non altro, noioso, anche se può essere rassicurante. Io ci provo ad ogni nuovo lavoro, provo a fare qualcosa che non ho mai fatto prima, una nuova inquadratura, un nuovo modo per disegnare una gallina, un nuovo paesaggio da inventare mentre disegno… sembrano piccole cose ma per me sono importanti. E non solo sono cose importanti e preziose, ma anche divertenti. E' triste adagiarsi sulle cose già fatte.
Quindi ecco i miei buoni propositi di quest'anno: 1) disegnare dal vero (quando ero piccola lo facevo molto più spesso, ora molto meno). 2) esplorare le variazioni (come diceva Bruno Munari). 3) creare un archivio di immagini solo mio, fotografando ciò che mi circonda, dal naso del mio cane all'albero in riva al fiume, per non essere scontata ed evitare di copiare inconsciamente da altri. 4) il quarto proposito lo scoprirò nell'arco di quest'anno, è più stimolante vivere nell'incertezza…
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mercoledì 15 gennaio 2014
venerdì 4 ottobre 2013
A tre anni disegnare è facile...
Edgar Degas diceva: dipingere è facile quando non sai come si fa, ma molto difficile quando lo sai. E anche disegnare secondo me. Ho disegnato questo maiale quando avevo tre anni, so che è un maiale perché me lo ricordo bene e io lo trovo bellissimo (anche la mia mamma) perchè non è disegnato solo il maiale nella sua forma, con coda, naso, setole e ben due zampe su quattro ma esprime l'essenza del maiale, la sua possenza, la sua intelligenza attraverso quello sguardo suino. I bambini in età prescolare disegnano le sensazioni più che la realtà che vedono, per loro è facile. La figlia treenne di una mia cara amica disegna lo scivolo facendo tantissimi cerchi velocissimi fino a formare una fitta matassa... non disegna lo scivolo ma la scivolata, la continuità nel gesto di scivolare, lo trovo fantastico! Poi a 6 anni vai a scuola e molto di questo si perde perchè ti insegnano a disegnare, è stato così per me che l'essenza del maiale non riesco più a ritrovarla perdendomi nella forma del suo naso o nel numero delle zampe... citando Picasso: ci si mette una vita intera per imparare a disegnare come un bambino.
lunedì 2 settembre 2013
L'insostenibile leggerezza del mostro
Disegnare mostri è uno dei piccoli piaceri della vita. Non pone limitazioni né condizionamenti, si può inventarne la forma, il numero di zampe, di occhi, di orecchie, di pinne o di code. Non serve nemmeno essere bravi a disegnare, conoscere prospettiva o anatomia, non necessita di alcuna documentazione, può farlo chiunque: il mostro è democratico. Sembra un esercizio banale ma aiuta a sentirsi leggeri e liberi...
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