venerdì 11 aprile 2014

La mano è la finestra della mente


"Qualche tempo fa, non ricordo dove, mi sono imbattuto in una frase di Kant che diceva: La mano è la finestra della mente. Anche lui, ho pensato. Le visioni, le intuizioni e le immagini mentali, quell'intrico di figure e di forme grezze che attraversano la mente di chi fa il mio mestiere, e non solo, non affiorerebbero se non ci fosse la mano a dar loro una vita reale, concreta, visibile. Senza di lei rimarrebbero in una forma nebulosa, prossima all'inesistenza." (Da Pensieri della mano di Tullio Pericoli).

Questa tavola è un esercizio, per liberare la mano da tutte quelle sovrastrutture che mi sono creata negli anni, dalla perfezione del segno che ho sempre ricercato ma che non mi è mai appartenuta veramente. Sono partita senza sapere dove stavo andando e me ne sono resa conto solo quando l'ho finita, dopo aver dipinto, incollato, strappato, sbagliato... In questo esercizio c'è il mio presente e ci sono i miei libri, ci sono Tullio Pericoli e Isabelle Arsenault, ci sono Milan Kundera e Beatrice Alemagna, ci sono Daniel Pennac e Leo Lionni. E c'è il mio passato, Bruno Munari, la regola e il caso, e Riccardo Dalisi che anni fa diceva di "lasciarsi guidare dalle mani" ma io ero ancora troppo acerba per capire il senso di quelle parole. In questa tavola c'è la mia infanzia, la casa dove passavo le estati, l'erba incolta e gli alberi spontanei, i fiori di maggio e il profumo del mosto, c'è il colore del mare e delle rocce carsiche che vi si tuffano dentro. C'è la mia città, rigida nei colori e nella struttura, fredda ma ricca di storie. C'è il vento forte che mi scompiglia i capelli e le idee, c'è tutta la mia insicurezza, sono un equilibrista su di un filo infinito, in divenire perenne...

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